Per un giallo “civile”: una nuova frontiera per il noir italiano?

Un giallo politico-investigativo. Potrebbe essere questa la nuova frontiera, soprattutto per gli anni a venire, del giallo italiano, alla luce soprattutto della "rivoluzione" avviata negli ultimi decenni negli Stati Uniti d'America, dove sempre più romanzi approfondiscono o contribuiscono, tante volte, a scrivere pagine della storia recente del proprio paese.

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La strage di Piazza Fontana, uno degli episodi "simbolo" degli Anni di Piombo.
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La letteratura americana recente – diciamo quella degli ultimi 20-25 anni – sta offrendo spunti molto interessanti al genere giallo. Benché la frontiera dei delitti di “carta” si sia allargata a dismisura, assumendo forme e sembianze diverse, il processo avviato in America ritengo sia molto interessante.

Quello di “usare” il giallo per fare storia. O meglio rivisitare la storia recente del proprio paese, illuminando zone buie e ancora poco chiare.

Gli esempi di questa “rivoluzione” si sprecano. James Ellroy, con la sua (non a caso) Trilogia Americana, Don Winslow con i romanzi focus sul narcotraffico internazionale o anche John Grisham con i gialli giudiziari, finestra aperta e inquietante sul mondo della giustizia americana.

In parole diverse, il giallo negli States si configura, in molti casi, come un incredibile strumento di inchiesta e di approfondimento dei fatti principali della Storia, dando manforte a indagini giornalistiche.

Alla luce di tutto ciò, si fa fatica a capire il motivo per cui una simile “variazione” non abbia mai interessato il giallo italiano.

Eppure, il materiale da investigare in Italia non manca di certo. Gli Anni di Piombo, le Stragi di Stato, Tangentopoli, corruzione e malaffare, la presunta trattativa Stato-Mafia ecc. ecc.

Un terreno fertile dove un giallo storico e d’inchiesta potrebbe attecchire facilmente. Al contrario, il noir nostrano è decisamente orientato al delitto immaginario, di “carta”, in cui la morte, o le morti, di rado sono da attribuire a un clima politico ben definito, così come l’investigazione è finalizzata al solo scoprire l’assassino e non di certo a scoperchiare segreti e verità che il nostro paese custodisce gelosamente da decenni.

Potrebbe essere questo un filone assai stimolante da intraprendere.

Non solo per rinnovare un genere (nonostante, bisogna riconoscerlo, le storie gialle siano tra le poche a tenere in piedi il mercato editoriale italiano), ma anche per conferire al noir una componente “civile”, in qualche modo, a servizio della verità sui fatti della nostra storia recente che misteriosamente, e paurosamente, latitano da quasi mezzo secolo.

1 COMMENTO

  1. Effettivamente l’utilizzo del “giallo” per riscrivere alcune pagine di storia sarebbe un ottimo strumento di divulgazione. Poiché la ridondanza delle notizie di cronaca ha stancato i lettori, un vero giallo potrebbe essere scritto sulle vicende archeologiche di Stabiae. Quali motivazioni hanno osteggiato lo sviluppo del sito stabiese sin dal periodo borbonico, chi e perché ha deciso di occultare un pezzo di storia? Perché adottare due pesi e due misure?

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