Turismo, pasta e panuozzo: Gragnano esiste?

Quella di rendere Gragnano una città turistica per i prossimi decenni dovrebbe rappresentare la priorità assoluta per politici e cittadini. Invece, siamo indietro. Non solo rispetto a realtà concorrenti ma in forte arretramento anche dal punto di vista strutturale e progettuale. Tutto questo mentre la città è preda di un sonno profondo, dal quale sembra non volersi in alcun modo destare.

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Gragnano, la storica via Roma agli inizi del '900
- Articolo offerto da... -Pasta D'Aragona, Gragnano
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A volte ho come l’impressione che Gragnano non esista. Che sia quasi un’espressione geografica o meglio ancora un parto della mente. Insomma, qualcosa di indefinito che non è presente nella realtà.

D’altronde, se si prova ad attraversarla questa città, magari di sera, quest’impressione è pienamente confermata. Luci smorte, negozi chiusi, movida praticamente assente. E questo d’estate, come d’inverno.

Sì, ma avete la pasta e il panuozzo, qualcuno potrebbe obiettare. E obietta male.

Perché questi prodotti, pur eccellenti, non lasciano a Gragnano nulla. Né turismo, né economia a lunga durata. Le attività connesse a questo tipo di economia, infatti, sono fini a se stesse, relegate ai week end.

Lo stesso discorso vale per i pastifici. Multinazionali, ormai. Sempre più distanti da Gragnano. A ragion veduta, se vogliamo, visto che nella città della Pasta i pastai trovano sempre meno humus dove poter attecchire e far crescere il brand Pasta di Gragnano. Quindi, meglio andare fuori, esportare.

Siamo il paese della pasta, senza una festa della pasta. Senza un turismo collegato alla manifattura della pasta artigianale. Un paradosso grave, pesante.

Proprio qualche giorno fa, su vari social, si discuteva dell’assenza di turismo a Gragnano. A differenza, ad esempio, della vicina Agerola. Qual è, di fondo, la differenza tra queste due realtà? Semplice: Agerola è stata amministrata con lungimiranza, Gragnano no. Ad Agerola si sono fatti investimenti in cultura e turismo, a Gragnano no.

Un’analisi, la mia, magari semplice, troppo secondo qualcuno, ma non c’è bisogno di scomodare fini analisti per indagare sullo stato di cose in cui versiamo.

In fondo, basta dare un’occhiata in giro.

Non abbiamo strutture ricettive e di prima accoglienza, non abbiamo percorsi stradali alternativi e piste ciclabili. Nulla. La vocazione turistica di un centro si crea con il tempo.

Non si può credere che avere i Mulini, le Chiese e la Pasta trasformi automaticamente Gragnano in una città turistica.

È folle solo pensarlo.

Per questo Gragnano nei fatti non esiste. Mi direte: ma che vai farneticando? Gragnano c’è, esiste. Sulla cartina geografica, sicuramente. Ma non sui percorsi turistici, sugli itinerari, sulle guide. Il che equivale a non esistere. E non esistiamo per una ragione molto semplice.

Perché non abbiamo coraggio. E di questa mancanza di coraggio la politica cittadina è l’espressione più alta.

Da quanto tempo non pensiamo, o progettiamo quantomeno, grandi opere? Da quanto tempo non ospitiamo più Grandi Eventi? Da quanto viviamo nell’ombra di ciò che Gragnano è stata nel passato?

Vedete, al netto di tante considerazioni, alla politica si chiede sempre una sola cosa: osare.

Sognare, in altre parole.

Sognare una città diversa, leader del comparto regionale dei Monti Lattari, una città turistica, ecosostenibile, ciclabile, con un bioparco tra i più avanzati d’Europa (Valle dei Mulini), una città d’arte, orgogliosa dei suoi tesori architettonici ed artistici.

Sognare una visione: l’altra faccia del coraggio.

E invece erriamo. Ci accontentiamo delle carrube, misere, che cadono dall’albero senza puntare ai frutti. Persino garantire un servizio come l’approvvigionamento idrico ci costa fatica.

Tutte queste cose, questa mancanza di progetti, con il relativo coraggio di metterli in opera o solo pensarli, fa sì che Gragnano non esista. Che sia un’espressione stantia di ciò che è stato, di un passato chiuso in soffitta in attesa (forse) di ritornare.

Se si dovesse utilizzare un termine preciso per la Gragnano di oggi, questo è senza dubbio quiescente.

Siamo quiescenti, addormentati. Un dormiveglia in parte indotto e in parte voluto. Tra menefreghismo e disimpegno. Tra miserie quotidiane e il sogno di rifare grande questa città perso chissà dove.

 

2 COMMENTI

  1. Io ho dei sogni, per la mia città e non solo. Nati di recente o provenienti da anni addietro (quelli miei, anagrafici). Se li conto solo adesso son almeno uno, due, tre… quattro… basta così, dai. Quando ne parlo con qualcuno, mi rendo conto che monta un entusiasmo effervescente per il quale mi pare di essere un visionario! Poi… lascio sbollentare fisiologicamente il tutto lì, dentro e poco fuori di me, e mi riaddormento. Vado di nuovo in quella umida, torpida quiescenza di cui accenni tu. Sarò perché sono nato a Gragnano, ora mi chiedo?

  2. Almeno fino agli anni ’90 il nostro territorio è stato caratterizzato da una forte impronta industriale, per cui le amministrazioni comunali non hanno mai programmato uno sviluppo turistico del territorio. La stessa città di Castellammare di Stabia sta faticosamente rialzandosi dalle ceneri del periodo post industriale e molto lentamente sta riprogrammando una riconversione delle vecchie fabbriche in attività terziarie di tipo turistico. Ovviamente i processi di riconversione hanno tempi di attuazione molto lunghi, bisogna realizzare gli immobili, riorganizzare la città, progettare un sistema di trasporti efficiente, costruire parcheggi, ricreare un tessuto commerciale e artigianale rivolto all’utenza turistica, ma soprattutto bisogna educare la popolazione all’accoglienza turistica. Angelo dice una cosa giustissima, ci vuole coraggio, perché l’amministratore lungimirante deve fare delle scelte strategiche, anche impopolari, per tracciare le linee guida per il futuro. Per Gragnano queste scelte non sono state ancora effettuate. Non è sufficiente valorizzare la pasta o la valle dei Mulini per poter puntare ad un economia turistica, occorre riorganizzare l’intero territorio e creare un circuito economico legato ai comuni limitrofi.

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