La Lettera, Oriana e il coraggio delle donne: perché la vita non muore

Lettera a un bambino mai nato è uno dei capolavori indiscussi di Oriana Fallaci. Un racconto, a tratti strazianti, di una donna e della sua maternità. Un libro moderno, che irrompe sulla scena italiana in piena questione aborto. Un libro, soprattutto, di profonda umanità. Un libro di una donna per le donne. A difesa della vita che non muore mai.

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La giornalista e scrittrice Oriana Fallaci.
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Parlare, scrivere o semplicemente commentare Oriana Fallaci è complicato. Era difficile farlo quand’era in vita, figuriamoci dopo la morte, con la sua attività di scrittrice e giornalista che aleggia ovunque.

Prima di addentrarmi in questa recensione, mi viene in mente che la Fallaci potrebbe essere un vocabolo. Un neologismo da inserire tra le migliaia di parole che compongono la nostra lingua. Con il significato di esperienza estrema, profonda, incolmabile.

Essere Fallaci dovrebbe significare questo. Prima di ogni altra cosa.

Lettera a un bambino mai nato, copertina.

Questa potenza tellurica si tocca con mano in libri come Lettera a un bambino mai nato (Rizzoli, 1975, € 10). Critici e personaggi austeri, come li avrebbe chiamati Guccini, dissero di tutto di quest’opera.

Soprattutto, che la Lettera fosse un manifesto, con tanto di presa di posizione, sulla questione aborto. Fallaci pro aborto. Fallaci anti aborto. E giù così in una strumentalizzazione becera che copre la vera natura di questo libro.

L’umanità, signori. Questo libro è un labirinto di umanità che si srotola a poco a poco. Dalla sorpresa alla gioia di scoprirsi portatrici di vita fino al malessere alla depressione.

Un viaggio complesso nella mente e nelle paure di una donna.

Una donna qualunque. Senza nome, senza città. Una delle tante che popolano anche la nostra Italia di oggi. Donne sole, lavoratrici. Donne che vogliono essere madri. Consapevoli. Libere. E non più obbligate o costrette dalle leggi non scritte di una società maschilista e sessista.

Emblematica, sotto questo punto di vista, la scena sognata, ma straordinariamente reale, del processo a cui la donna protagonista viene sottoposta dopo la perdita del bambino. Indici puntati, accuse e critiche.

In un bailamme di voci, a prevalere è la solitudine.

L’assordante solitudine a cui, ancora oggi, sono costrette coloro che vivono e vedono la maternità come un atto d’amore e non di socialità indotta.

Una considerazione, per chiudere.

Lettera a un bambino mai nato è senza dubbio un libro scritto per le donne affinché  « ogni donna potesse riconoscersi nella donna del libro», come scrive Oriana.

Mi piace pensare, anzi ne sono fermamente convinto, che questa Lettera parli soprattutto a noi uomini. Troppo spesso lontani. Troppo spesso distanti dalle donne. Troppo spesso egoisti.

PANORAMICA RECENSIONE
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Angelo Mascolo
Archeologo, giornalista, scrittore. Laureato in archeologia all'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Collaboro con "Il Mattino". Ho scritto per diverse testate giornalistiche, tra cui il quotidiano "Roma", e vari magazine di archeologia.

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