Conformismo 2.0: il dubbio unica arma per resistere

Sebbene il pensiero conformista aiuti a orientarsi in una società sempre più indistinta e massificata, i danni che esso produce a lungo termine sono a dir poco devastanti. Appiattimento, apatia sono soltanto alcuni degli effetti del conformismo imperante. La strada da percorrere e opporre a questo modo di pensare è l'esercizio costante del dubbio, del libero arbitrio. Unici strumenti per fronteggiare la preoccupante crisi d'identità che attanaglia la nostra società.

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Forse anche a voi sarà capitato di avere in testa tante cose a cui pensare.

Non mi riferisco solo al quotidiano, come pagare le bollette o fare la spesa. Ma anche ai fatti, alle circostanze o alle persone, di dominio pubblico in qualche modo, sulle quali siete chiamati, più o meno direttamente, a fornire una vostra opinione.

E questo a prescindere se siete giornalisti o professionisti della comunicazione (espressione orrenda, me ne rendo conto).

Il punto è che ognuno di noi, in una giornata tipo, partorisce migliaia di opinioni sulle cose.

Dalla politica ai casi di cronaca, passando per i gossip, l’attualità e altre cose.

Quante di queste cose, però, approfondiamo veramente? Per quante di queste siamo disposti ad andare fino in fondo? A vedere veramente come stanno le cose? Quanto siamo disposti, in definitiva, ad esporre una posizione che non sia solo un’opinione distratta o passeggera?

Può sembrare una questione di lana caprina, quella che sto sollevando.

Ma a me capita di pensarci continuamente. Quello che dico, quello che affermo, quello che sostengo è realmente ponderato, accurato? Oppure, il sottoscritto, come tanti, è solo una pedina di una informazione/comunicazione massificata che induce a generare solo opinioni? O peggio opinioni prese in prestito da altri?

Mi vengono in mente, a tal proposito, le parole, splendide, della canzone “Il Conformista” del grande Giorgio Gaber: Il conformista quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire. 

Certo, il conformismo. Grande male della società di massa. Quante volte ne abbiamo sentito parlare? Tantissime. La risposta è scontata. Forse meno scontato è toccare con mano gli effetti prodotti da questo fantasmagorico conformismo.

Uno di questi, ad esempio, è avere un’opinione per ogni circostanza.

Pensate alle chiacchierate tra amici, al bar, in palestra o in qualsiasi momento “sociale” della vostra vita. Non è possibile fare una statistica, ma sono quasi certo che in ognuno di questi momenti verranno fuori opinioni preconfezionate, figlie di altri pensieri, cambiali di ragionamenti afferrati in televisione, in metro o stando a contatto con la gente.

Tutto questo mio parlare, vorrebbe approdare a una conclusione: la fine del pensiero critico.

A quanti di voi capita di imbattersi in un pensiero creativo? In gente che ha una propria, intima, visione del mondo senza bisogno di ricorrere a televisioni, giornali, media ecc. ecc.?

Si badi bene, il mio non è un attacco ai mezzi di comunicazione. Necessari in una società, in un mondo, dove tutto gira più veloce e dove i fatti camminano a passo spedito.

Pensare però di capire il mondo solo con questo, con l’inevitabile sintesi offertaci dagli operatori della comunicazione, è una prospettiva avvilente, disarmante.

Perché oltre a trasformarci in conformisti, questa sonnolenza di pensiero ci priva di ogni facoltà di raziocinio. Ci rende più esposti, malleabili. Dunque, controllabili. Orientabili.

Ma anche questo, probabilmente, l’avrete già sentito da qualche parte.

Questo mio intervento, forse, non sarà che una delle mille opinioni di cui ognuno di noi è portatore.

Però, credetemi: stare qui almeno a chiedersi queste cose, a interrogarsi, è l’unico modo che abbiamo per reagire al morbo devastante che ha causato l’appiattimento brutale delle coscienze. Per far sì che il nuovo conformista, come lo chiama Gaber, possa essere ostacolato e combattuto.

1 COMMENTO

  1. Da una riflessione immediata mi verrebbe da dire che basterebbe pensare al contrario di quello che ci viene detto dai mezzi di comunicazione per sapere la verità. Ma l’informazione deve stimolare il senso critico e quindi l’approfondimento, poter formulare un opinione propria, non condizionata.

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