Io sono vivo, voi siete morti: il racconto di una vita piena di demoni.

Una vita inseguendo i demoni. Potrebbe essere questa la sintesi della vita di Philip K. Dick. Uno dei massimi esponenti della fantascienza americana del XX secolo. Uno scrittore visionario, con una vita piena di alti e bassi, che ha saputo però indagare i nodi della società americana moderna. Uno scrittore condannato a vedere le cose che gli altri non vedevano. Una condanna che ha accompagnato Dick fino alla prematura scomparsa nel 1982.

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Lo scrittore americano Philip K. Dick
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Lessi da qualche parte, una volta, che scrivere è come entrare in contatto con i mille mondi paralleli di cui è composta la nostra anima. Una specie di martello perforante che, a ritmo incessante, entra nei posti più remoti di noi stessi.

Io sono vivo, voi siete morti, copertina.

Se si parte da questo assunto, veritiero fino a prova contraria, la biografia dello scrittore Philip K. Dick intitolata Io sono vivo, voi siete morti (Adelphi, 1993,  € 19) affidata alle mani di Emmanuel Carrère, non può che definirsi un capolavoro.

Tanto più se si considera che il genere biografico, spesse volte, è accompagnato da un’atmosfera di diffidenza mista a sottovalutazione. Pensiero comune impone, infatti, che una biografia sia sempre qualcosa di autocelebrativo, referenziale e narcisistico.

La biografia di Dick, al contrario, sovverte dalle fondamenta questo principio.

Nelle pagine appassionate di Carrère non trova alcuno spazio l’esaltazione eroica dello scrittore. Tantomeno l’autore di capolavori della fantascienza come La Svastica sul Sole e di Ubik viene dipinto come mentore di chissà quale rivoluzione copernicana.

Il racconto della vita di Dick è la storia di un uomo ossessionato da una schiera infinita di demoni. Fantasmi che assumono aspetti multiformi: la follia, le droghe, il talento, una lucidità visionaria, la ricerca ossessiva della verità. Infine, l’ossessione di tutte le ossessioni dell’uomo: Dio.

È un grave errore ritenere le opere di Dick frutto della fantasia di un uomo delirante. Per converso, si tratta di veri e propri squarci narrativi. Uno stato di grazia, quasi profetico, in cui l’autore immagina e vede cose che gli altri non riescono a vedere.

Al di là dei generi e delle categorie, nei quali spesse volte costringiamo le opere letterarie, Dick si è spinto oltre. Ha indagato gli sviluppi di una società sempre più dominata dalle intelligenze artificiali (siamo negli ’70, agli albori della civiltà robotica), la dissimulazione del vero e il grande, inquietante, inganno universale imposto dal Potere alle persone comuni.

Quello che stupisce di questa biografia è l’emergere di un sentimento che inevitabilmente matura nel cuore di ogni lettore.

Dick non avrebbe fatto meglio a godersi i suoi romanzi di fantascienza? Perché, da maledetto Icaro qual è stato, si è spinto fino al punto in cui le sue ali hanno preso fuoco?

La risposta a queste domande, purtroppo, non esiste.

E non esiste perché scrivere vuol dire esattamente vivere il dramma interiore di Dick. Puntare la propria anima in un gioco d’azzardo senza fine. Rischiare fino all’ultimo brandello di cuore.

 

PANORAMICA RECENSIONE
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Angelo Mascolo
Archeologo, giornalista, scrittore. Laureato in archeologia all'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Collaboro con "Il Mattino". Ho scritto per diverse testate giornalistiche, tra cui il quotidiano "Roma", e vari magazine di archeologia.

1 COMMENTO

  1. Chi tratta argomenti diversi dal mondo “virtuale” in cui viviamo, è sempre considerato un po’ visionario. Infatti, viviamo nel mondo delle informazioni distorte, dove non viene più raccontata la realtà dei fatti ma ciò che il potere vuole far credere come la cosa giusta, ripetuta fino alla noia.

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