Scampami dalla spada, dal Potere del Cane: il narcotraffico mai raccontato prima

«Un grande romanzo sulla droga, terrificante e colmo di tristezza, di un'intensità che non concede un solo attimo di tregua. Un ritratto perfetto dell'inferno, e della follia morale che lo accompagna». Queste parole dello scrittore James Ellroy, autore della Trilogia Americana – American Tabloid, Sei pezzi da mille e Il sangue è randagio – introducono come meglio non si potrebbe uno dei romanzi più straordinari scritti dall’inizio del millennio. Più che un racconto, un documento in presa diretta di uno dei Mali Assoluti del nostro tempo: il narcotraffico internazionale.

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Lo scrittore americano Don Winslow
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El poder del perro.

Il potere del cane.

È così che i campesinos messicani chiamano e riconoscono il Male Assoluto.

La forza mostruosa e tentacolare, alla quale nessun essere umano può sfuggire.

Una piovra, qualcosa di ineluttabile, un mostro che avvinghia, strappa e scaraventa all’Inferno.

Un cane terribile, ringhioso, aggressivo.

Un cane dalla bava insaziabile che lascia la sua scia nell’arco di un ventennio.

Vent’anni.

Il potere del cane, copertina.

Questo il periodo dentro cui si muove la storia terribile raccontata da Don Winslow ne “Il potere del cane” (Einaudi, 2009, € 17)

Per qualcuno una semplice storia. Una storia alla quale si stenta addirittura a credere.

Invece, il narcotraffico è un cane che esiste. Sguinzagliato in ogni angolo del mondo. Un cane che ha la sua dimora tra Messico, Stati Uniti e America Latina.

Un cane dai mille padroni: FBI, CIA, governi nazionali, guerriglieri.

Una piramide trofica dove ogni singolo segmento si nutre dell’altro, non lasciando alcuna traccia.

Droga, armi, colpi di stato, corruzione, regolamenti di conti, prostituzione.

Vite spezzate, traviate.

Quella di Art Keller, poliziotto della Dea, acronimo che sta per Drug Enforcement Administration (il reparto antidroga della polizia americana), che ingaggia una lotta ventennale contro la Federacion di Miguel Angel Barrera e dei suoi nipoti Raul e Adan.

Quella dei Barrera e del loro sogno di diventare un grande Stato della Droga mondiale.

Quella di Nora Hayden, la prostituta di lusso.

Quella di Juan Parada, il sacerdote della Liberazione e confessore dei Barrera. Tra compromessi e integrità.

Quella di Sean Callan, il tiratore scelto di famiglie mafiose, al soldo dei Narcos.

Sono mille le vite raccontate da Winslow in questo romanzo.

Mille gli scenari geografici.

Da New York a Tijuana, roccaforte dei Barrera, passando per la giungla colombiana e le latitudini equatoriali.

Chi si aspetta di trovare in queste pagine una storia da fiction sbaglia clamorosamente.

Nessun personaggio è ne “Il Potere del Cane” edulcorato.

Tutto è male. Male come unica igiene del mondo, verrebbe da dire.

Il male è ovunque. Nella droga, nelle armi, nei fiumi di sangue, nei dollari americani della CIA, nei colpi di Stato su ordinazione, nei paesaggi desertici e lunari alla frontiera tra Messico e Stati Uniti.

Nessuna fiction, signori.

Nulla a che vedere con le serie televisive sul narcotraffico degli ultimi anni.

Nelle pagine di Winslow ci sono documenti, prove e ognuno viene inchiodato alle proprie responsabilità.

Nelle pieghe di una scrittura asciutta, implacabile, senza sconti non c’è un minuto di respiro.

Lo stile di un autore, Winslow, che guarda in faccia al grande cancro del mondo americano: il traffico internazionale di droga.

Un traffico fintamente combattuto. Al contrario, alimentato, sostenuto e appoggiato dalle istituzioni Yankee.

Per questo, il Male Assoluto. Il Male Ineluttabile.

La sintesi perfetta di questo capolavoro di Winslow, destinato a infliggere un nuovo colpo al cuore a quel sogno americano già infranto dalla trilogia di James Ellroy, è quella che ci viene offerta dallo stralcio di una recensione apparsa sul The Guardian qualche anno fa:

«Nessuno dopo James Ellroy era riuscito a rappresentare il dilemma etico al cuore del sogno americano con tanta selvaggia intensità; in piú, Winslow aggiunge alla sua saga una forte dimensione politica. Questo romanzo è destinato a diventare un classico». 

 

PANORAMICA RECENSIONE
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Angelo Mascolo
Archeologo, giornalista, scrittore. Laureato in archeologia all'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Collaboro con "Il Mattino". Ho scritto per diverse testate giornalistiche, tra cui il quotidiano "Roma", e vari magazine di archeologia.

1 COMMENTO

  1. Certo che la droga è il vero male dei nostri tempi. E’ una fonte inesauribile di guadagni che alimenta la malavita. Ma io sono molto critico nei confronti dei consumatori. Purtroppo se esiste un mercato della droga così fiorente la colpa è dei consumatori. Sembra che per divertirsi sia indispensabile lo “sballo”, se si hanno dei problemi personali o familiari l’unica soluzione sia drogarsi e non affrontare i problemi, per tenere alti i ritmi di lavoro meglio una dose di droga. No tutto questo è veramente inaccettabile, bisogna lavorare per convincere la nuova generazione che la droga è un male e non un rifugio per nascondere i problemi. Mi auguro solo che non venga venduta in farmacia o inserita come ingrediente negli alimenti, come stanno già facendo negli Stati Uniti e in altri paesi. Non riesco ad immaginare un mondo fatto di persone che hanno la mente offuscata dalla droga anziché ragionare per affrontare e risolvere i problemi.

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