Stabiae, archeologia e ricerche inedite: in un libro le ultime scoperte

La ricerca sull'antica Stabiae proseguirà, dopo i contributi delle ultime settimane apparsi su questo spazio, con la pubblicazione di un volume interamente dedicato alle ultime scoperte legate a questo sito archeologico. L'uscita è prevista entro la fine dell'anno.

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Stabiae, terrazza ad arcate di Villa Arianna.
Stabiae, terrazza ad arcate di Villa Arianna.
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È difficile raccogliere in un grazie tutto quello che è accaduto nelle ultime settimane.

Migliaia di visualizzazioni, centinaia di like e condivisioni. Ma soprattutto commenti, discussioni e idee a confronto.

In tutta onestà non pensavamo, io e i miei collaboratori, che parlare del sito archeologico di Stabiae, con un punto di vista nuovo e diverso, potesse suscitare così tanto interesse.

Questa straordinaria energia ha confermato una cosa che sosteniamo da tempo: l’archeologia, e con essa la cultura, appartengono a tutti.

In conseguenza di ciò, crediamo sia arrivato il momento di mettere fine ai discorsi elitari, accademici, nell’accezione più negativa del termine, ai meccanismi autoreferenziali ecc. ecc.

Serve, ora, riappropriarsi di un dialogo serio con il nostro passato, che necessariamente va portato avanti con le armi dell’apertura, della condivisione e delle idee.

Questo spazio, nell’ultimo periodo, ha ospitato diversi contributi sul sito di Stabiae.

Articoli che hanno avuto lo scopo di mostrare quanto complessa sia la realtà archeologica presente sulla collina di Varano. E soprattutto fornire una visione “altra” dell’archeologia stabiana, cercando di mondarla dalle troppe imperfezioni che ne hanno compromesso la reale portata e comprensione.

Allo stato attuale si può dire ultimata la prima fase del nostro percorso. I nostri contributi, grazie all’aiuto incredibile di voi lettori, sono riusciti ad aprire una piccola braccia.

Il nostro prossimo obiettivo è ora scrivere un libro sull’archeologia di Stabiae.

Un volume all’interno del quale andranno a confluire i risultati delle ricerche, gli articoli e altri contributi inediti.

Un’opera il cui scopo sarà quello di avviare un discorso su Stabiae, volto alla sua valorizzazione e piena conoscenza.

Naturalmente, non ci consideriamo dei battitori liberi. A noi non interessa coltivare alcun orticello particolare, né perseguire miopi obiettivi a breve termine.

Le nostre ricerche sono e saranno a disposizione di tutti.

Perché tutti, studiosi e non, possono e devono dare il proprio contributo a un sito, quello di Stabiae, unico nel suo genere.

Al netto delle difficoltà, riteniamo che Stabiae e il suo sito abbiano ancora tanto da dire. Si tratta di una storia affascinante, e per certi versi intrigante, che i nostri articoli hanno solo in parte sottratto alle sabbie del tempo.

Quello che il passato ci sta restituendo infatti è la fisionomia di una città antica, colta ed elegante, ricca di edifici pubblici e privati, ville d’otium, palestre, strade ed altri monumenti favolosi ancora sepolti nella terra.

Il nostro dovere, di cittadini ancor prima che di studiosi, è contribuire a questa emozionante riscoperta di Stabiae.

L’aspetto che più ci dà forza è sapere che in questo ambizioso progetto non saremo soli.

Avremo dalla nostra voi lettori, custodi e depositari del Passato stabiano senza il quale non ci potrà essere alcun Futuro.

Angelo Mascolo
Massimo Santaniello
Stefano Santaniello

5 COMMENTI

  1. Alle parole di Angelo possiamo solo aggiungere che la sfida è affascinante e piena di ostacoli. Ma il tempo ci darà ragione, in città si sono finalmente risvegliate le coscienze e i cittadini hanno voglia di riscoprire il proprio passato e riappropriarsi dei beni comuni.

  2. Esiste una mappa dell’ager stabianus con l’indicazione di 99 ritrovamenti archeologici censiti. Frutto di ritrovamenti casuali o collegati alla realizzazione di opere pubbliche. Se stimassimo in 500 mq circa ogni porzione di edificio ritrovato, raggiungeremmo una superficie coperta di circa 5 ettari. Ma sappiamo che le 6 porzioni di complessi di edifici portati alla luce sulla collina di Varano, e quelli rilevabili dalle mappe borboniche, occupano da soli superfici di 8 ettari circa. Ben cinque necropoli disseminate sull’intero territorio cittadino, dalla pianura alla collina. Con un breve calcolo siamo giunti a 13 ettari di superficie di città. Un quarto della superficie dell’intera Pompei.
    Questi elementi dovevano essere più che sufficienti ad accendere l’interesse su sito archeologico di Stabiae e perimetrare l’area già a partire dalla scoperta di Libero d’Orsi.

  3. Caro Angelo, noi con le nostre ricerche e studi archeologici condotti con sacrificio e abnegazione cerchiamo di restituire dignità al sito di Stabiae, invece c’è chi gira indisturbato nelle nostre chiese a sottrarre opere d’arte.
    Mi chiedo chi deve tutelare i nostri beni, i beni della collettività? Forse spetta al comune, alla Soprintendenza, alla Chiesa o alle forze dell’ordine? Forse la colpa è dei cittadini disinteressati, poco informati o distratti dai problemi quotidiani?
    Le opere d’arte sono giunte intatte fino ai nostri giorni, custodite per secoli da coloro che avevano a cuore e avevano cura del patrimonio artistico cittadino, grande motivo di orgoglio. Oggi nonostante le mille associazioni culturali e servizi di volontariato la cura per il patrimonio storico è sparito dall’agenda politica. O meglio, gli investimenti si concentrano sempre sui soliti siti, tralasciando tutti gli altri. La risposta è sempre la stessa: non ci sono soldi. Intanto sprechi di ogni genere continuano ad essere perpetrati in ogni dove. E’ bene notare che il patrimonio storico è paragonabile all’energia da fonti fossili, non è rinnovabile. Il patrimonio della città di Castellammare di Stabia si sta esaurendo lentamente nell’indifferenza di tutti. Dagli scavi di Stabiae alle acque minerali lo scempio continua. Per citare solo un esempio della considerazione dei nostri beni citerò solo l’esempio del complesso monumentale della Pace. Un Convento del ‘500 abbandonato da decine di anni, ormai privato di tutto il suo patrimonio artistico e architettonico. Ma potrei citare decine di edifici storici abbandonati. Occorre una presa di coscienza forte da parte di chi ha l’autorità di tutelare il patrimonio storico e artistico cittadino ed esorto i cittadini e associazioni a non restare più indifferenti di fronte allo scempio in atto.

  4. Ieri la Fondazione RAS ha tenuto una conferenza per informare le associazioni sull’andamento delle campagne di scavo a Stabiae. Per motivi di lavoro non ho avuto la possibilità di partecipare, ma ho chiesto a chi ha presenziato se vi erano aggiornamenti o novità interessanti. Ebbene, pare che l’unico dato positivo siano stati i 6.000.000 di visitatori che hanno avuto modo di ammirare i reperti di Stabiae nei musei americani ed europei. Sarei ben lieto di valutare questi dati positivamente, ma nel sito archeologico stabiese si registrano numeri irrisori di presenze turistiche, ancora più irrisori sono quelli relativi ad americani e russi. Quindi mi chiedo: quale beneficio ottiene la città da questa gestione del patrimonio archeologico? Si parla di 60.000 turisti l’anno, ma se consideriamo che firmano sia sul registro delle presenze di Villa San Marco che in Villa Arianna il numero si riduce alla metà. Inoltre, le campagne di scavo hanno portato dei risultati concreti? Non vorrei che ancora oggi le conoscenze siano solo quelle riportate nelle mappe borboniche.

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