Le fortificazioni di Stabiae e il porto nelle pitture a medaglione da Villa San Marco

L'analisi dei medaglioni di Villa San Marco offre spunti significativi sul paesaggio stabiano in epoca romana. Essi sembrano non solo confermare l'esistenza di una laguna nel punto più interno del sinus stabianus, ma allo stesso tempo consentono di ipotizzare anche il prolungamento nella zona portuale dell'accurato sistema di fortificazione difensivo a protezione del pianoro di Varano.

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L’esame iconografico dei medaglioni dal peristilio di Villa San Marco a Stabiae ha permesso di ipotizzare, sulla base dei molteplici dettagli offerti dai pittori antichi, l’esistenza di un paesaggio di tipo lagunare in epoca romana.

Un paesaggio caratterizzato dalla presenza di isolotti sabbiosi e sporgenze rocciose ubicati nella parte più interna, e riparata, dell’antico sinus stabianus.

Lo studio di questi medaglioni, tuttavia, si rivela sorprendente anche per altri aspetti.

Infatti, i diversi pictores, seppur con mani e stili diversi, hanno ritratto il paesaggio stabiano da diversi punti di vista, offrendo di conseguenza una sequenza continua e realistica del paesaggio circostante.

Nei tondi di Villa San Marco sono diversi gli elementi ricorrenti: villae maritimae con peschiere annesse, edifici di culto su piattaforme di roccia, ma anche pontili e punti di collegamento artificiali che assicuravano il passaggio da una parte all’altra della laguna.

In quattro medaglioni, però, spuntano accanto a questi dettagli alcune strutture a dir poco stupefacenti.

Per facilitare la comprensione, i medaglioni in questione saranno numerati in ordine progressivo.

Cominciamo dal primo.

Castellammare di Stabia, medaglione con paesaggio, peristilio 20, villa San Marco.
Castellammare di Stabia, medaglione con paesaggio, peristilio 20, villa San Marco.

Al centro della scena è ritratta un edificio di culto a noi noto: quello presumibilmente dedicato al dio Portunus, di cui abbiamo parlato nel precedente contributo.

È interessante notare un particolare. Sullo sfondo, a sinistra, si vede un complesso di strutture architettoniche digradare verso lo specchio d’acqua della laguna. Un sistema architettonico dominato da arcate proiettate verso il mare.

Nel medaglione numero 2 vengono citati altri dettagli importanti.

Castellammare di Stabia, medaglione con villa marittima, peristilio 20, villa San Marco.
Castellammare di Stabia, medaglione con villa marittima, peristilio 20, villa San Marco.

Nell’angolo sinistro del medaglione, in alto, si intravede l’accenno di una struttura simile a quella precedente, con il profilo delle mura appena abbozzato.

Ma, cosa più importante, è possibile cogliere la probabile prosecuzione di questa architettura nelle costruzioni sviluppate immediatamente a ridosso della villa maritima rappresentata in primo piano sullo sfondo di un palmizio.

Nel tondo numero 3, invece, la raffigurazione del paesaggio lagunare è ancora più nitida.

Castellammare di Stabia, medaglione con villa marittima, peristilio 20, villa San Marco.
Castellammare di Stabia, medaglione con villa marittima, peristilio 20, villa San Marco.

Il soggetto scelto dal pittore è sempre lo stesso: il complesso della villa maritima con palme. Sullo sfondo riappaiono le stesse strutture architettoniche esaminate in precedenza: mura con terrazze ed arcate, digradanti a livello del mare.

A chiudere questa carrellata di dipinti stabiani è un affresco, fondamentale per il nostro discorso.

Castellammare di Stabia, Villa San Marco, affresco con scene portuali.
Castellammare di Stabia, Villa San Marco, affresco con scene portuali.

A differenza dei medaglioni, l’autore dell’affresco ha scelto un approccio diverso. Per “compendio” potremmo dire.

Ha sintetizzato cioè tutte le note salienti del paesaggio lagunare di Stabiae in un unico dipinto. Dalla piattaforma rocciosa sulla sinistra, posta tra il porto e l’ingresso alla laguna, alle arcate allungate fino alle banchine.

Tuttavia è sullo sfondo, in alto, che questo affresco rivela le sorprese maggiori.

Quello che si vede è un sistema assai intricato di strutture, scandite dalla presenza di torri ed arcate del tutto simili a quelle prese in esame nei medaglioni.

Queste strutture architettoniche trovano un riscontro importante, oltre che nella pittura romana del tempo, in una foto che è opportuno ora richiamare alla nostra attenzione.

Castellammare di Stabia, costruzioni di villa Arianna con in basso ingresso Grotta San Biagio, foto tratta da “Studi stabiani in memoria di Catello Salvati” a cura di Giuseppe D’Angelo, Antonino di Vuolo e Antonio Ferrara, pag. 58, Longobardi editore 2002.

Questa foto si riferisce alla sostruzioni scoperte sotto Villa Arianna, all’altezza di Grotta San Biagio, e rappresenta il documento dirimente per tutto il nostro discorso.

All’altezza dell’ingresso di Grotta San Biagio, sul lato sinistro, si vede una parte delle sostruzioni che digradavano dalla collina di Varano.

La cosa interessante è che queste strutture sembrano continuare oltre la quota della Grotta, lasciando ipotizzare l’esistenza di altri livelli terrazzati nel sottosuolo.

Ora, considerando i saggi geologici condotti nella zona compresa tra Grotta San Biagio e Viale Europa, effettuati per il raddoppio del binario ferroviario della Circumvesuviana, sappiamo che quest’area ospitava in antico un paesaggio lagunare intimamente connesso al porto.

Quindi è lecito pensare che le strutture affioranti in zona Grotta San Biagio costituissero una parte di quei gradoni terrazzati che arrivavano fino al livello della laguna.

Un dato quest’ultimo confermato, oltre che dalla geologia e dall’archeologia, dalle numerose citazioni presenti nelle pitture di Villa San Marco.

Se la nostra ipotesi dovesse risultare valida, il paesaggio lagunare di Stabiae, ricavato nella parte più profonda e protetta del Golfo di Napoli, verrebbe arricchito da un nuovo, fondamentale, elemento.

Un mastodontico sistema di terrazzamenti, con arcate digradanti verso la laguna, collegato al porto per scopi difensivi.

D’altronde che una struttura portuale disponesse di difese e fortificazioni ce lo ricorda Vitruvio, nel V libro del suo De Architectura:

Tutt’attorno vanno costruiti porticati o arsenali con gli accessi agli empori e innalzate dall’uno e dall’altra parte del molo di ingresso delle torri da cui poter tendere per mezzo di argani le catene“.

Incrociando il dato archeologico e quello iconografico delle pitture emerge un quadro ben preciso: una laguna, con porto antistante, protetta da una complessa fortificazione fatta di gradoni terrazzati, arcate e portici colonnati in direzione delle banchine.

In parole diverse, un sistema difensivo che tra la laguna e il porto doveva rappresentare la naturale prosecuzione della cinta muraria messa a punto già in età sannitica sulla collina di Varano.

Un sistema difensivo che non doveva essere molto diverso da quello approntato, in età medievale, proprio a Castellammare di Stabia.

Ancora oggi, infatti, da un lato del Castello di via Panoramica si vedono i resti delle mura fortificate che scendendo lungo la collina arrivavano fino alla zona di Fontana Grande, sede dello scalo portuale.

Castellammare di Stabia, castello medievale con fortificazione digradante verso il mare.

Il dettaglio delle mura fortificate unite alla zona portuale è ancora più definito in una stampa del XVIII secolo del Pacichelli.

Stampa del Pacichelli inizi XVIII secolo, da Libero Ricercatore.

Diversi elementi concorrono nella connotazione del paesaggio antico di Stabiae, caratterizzato da una laguna con villae maritimae e un porto antistante chiuso da terrazzamenti ad arcate che mettevano in collegamento il punto più alto della città al porto.

Un modello simile a quello del porto del Pireo ad Atene, a testimoniare ancora una volta la forte influenza greca negli usi e costumi di Stabiae.

Un paesaggio antropico-naturale all’interno del quale crebbero molteplici commerci.

Quello, anzitutto, derivato dalle normali attività portuali, e quindi al traffico olio, vino e altri beni; allo stesso tempo anche commerci di importanza solo apparentemente secondaria, come la piscicoltura (o acquacoltura che dir si voglia) affidata alle peschiere annesse alle villae maritimae (vedi medaglione 2).

Per chiudere, un accenno è opportuno rivolgerlo proprio all’antico porto di Stabiae.

Il confronto diretto con le informazioni in nostro possesso (dati geologici, archeologici e letterari) permette di ubicare la struttura portuale, nella sua prima fase, nella zona antistante alla laguna. E quindi nello specchio d’acqua compreso tra viale Europa e Grotta San Biagio in direzione dell’arenile moderno.

Un porto tra i più antichi del Golfo di Napoli.

La sua attestazione più antica, seppur indiretta, è quella contenuta nei Punica di Silio Italico (XIV, 408-9), in cui il poeta latino ricorda la partecipazione dei pubes Stabiarum alla Seconda Guerra Punica (218-202 a.C.) nella flotta predisposta da Marco Claudio Marcello, il celebre conquistatore della Siracusa di Archimede.

La presenza di una folta gioventù proveniente dai lidi di Stabiae lascerebbe pensare a delle milizie non solo formate alla vita di mare, ma arruolate nel contesto di un porto già strutturato.

L’ubicazione del porto, nel contesto lagunare formatosi alla base del pianoro di Varano, rimase pressoché intatta fino all’età claudia, quando l’imperatore Claudio dispose l’invio a Stabiae di un distaccamento della flotta misenate.

Provvedimento che determinò una serie di interventi strutturali al porto, con il possibile ampliamento in direzione ovest, nella zona della Concattedrale di San Catello.

Qui, infatti, sono state rinvenute tutte le iscrizioni relative ai classiarii, all’indomani del distaccamento a Stabiae (sull’argomento cfr. Aniello Parma; M.M. Magalhaes, Stabiae romana: la prosopografia e la documentazione epigrafica: iscrizioni lapidarie e bronzee, bolli laterizi e sigilli, 2006, Longobardi editore, pp. 92-96).  

Con l’eruzione del 79 d.C. e la variazione della linea di costa, il porto si impiantò più a ovest abbracciando con buona probabilità la direttrice Concattedrale San Catello-Fontana Grande-Marina Militare, con attestazioni fino al IV sec. d.C.

Angelo Mascolo
Massimo Santaniello

 

2 COMMENTI

  1. La costruzione di edifici sulle antiche mura, sul modello sannita-romano, è proseguito anche nel periodo borbonico. Un esempio è costituito dalla villa Weiss e dal complesso religioso di Santa Croce. Infatti, è proprio all’altezza di villa Weiss che furono ritrovati resti dell’antica Stabiae in epoca borbonica. Ciò a dimostrazione che opere imponenti vengono realizzate solo per mano pubblica. Con studi mirati questa città può fornire un grande contributo alla storia. Le piante borboniche vanno studiate con attenzione, forniscono indizi fondamentali per la continuazione delle ricerche. Più approfondiamo gli studi e più ampio è lo scenario che si presenta. Esiste una città di epoca preromana di cui si conosce molto poco, una città romana di cui si conosce qualcosa e una città ricostruita dopo il 79 d.C. di cui si conoscono solo il sepolcreto della’area christianorum della Concattedrale. La sfida diventa sempre più intrigante.

  2. Nell’affresco del porto di Stabiae, alle spalle del molo posto al centro della scena, si intravede un cantiere con una nave in costruzione. Ciò dimostra che la tradizione navale di Castellammare di Stabia ha veramente radici millenarie.

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