Portunus ed Ercole Olivarius: due nuovi culti marittimi da Stabiae?

Lo studio di alcuni medaglioni provenienti dal peristilio di Villa San Marco a Stabiae consente di ipotizzare l'esistenza di due importantissimi culti, finora sconosciuti, strettamente legati alle attività commerciali del porto di Stabiae. Queste raffigurazioni a loro volta si calano nel complesso di dettagli relativi al paesaggio stabiano in epoca romana.

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Scena con paesaggio marittimo, ambiente 4, Villa San Marco. Foto in: Otium Ludens Stabiae-at the heart of the roman empire
Scena con paesaggio marittimo, ambiente 4, Villa San Marco. Foto in: Otium Ludens Stabiae-at the heart of the roman empire" edito da Longobardi Editore nel 2007.
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Lungo il peristilio di villa San Marco a Stabiae, all’interno dei portici che scandiscono la zona di passeggio, si trova, in copia, una serie di medaglioni con scene di paesaggio.

Nelle ipotesi più accreditate, le scene con paesaggio sono state da sempre considerate come frutto della fantasia dei pittori, e quindi perfettamente in linea con il carattere immaginifico proprio del IV stile, risalente proprio agli anni dell’eruzione del 79 d.C.

Tuttavia, un esame attento di questi medaglioni, condotto nel libro di Massimo Santaniello “Stabiae, città lagunare dell’Antica Roma” (Longobardi Editore), apre una prospettiva diversa, fondamentale per il discorso che intendo portare avanti in questo contributo.

Il punto di partenza è una preziosissima testimonianza di Marco Vitruvio Pollione.

Nel settimo libro De Architectura, al paragrafo 5, dedicato alla pittura delle pareti, egli afferma:

Nelle passeggiate coperte, visto che lo spazio si estendeva nel senso della lunghezza, dipinsero una serie di paesaggi ispirati alle varie caratteristiche dei luoghi: porti, promontori, litorali, fiumi, fonti, canali, boschi sacri, monti, greggi, pastori e altre scene analoghe presenti in natura“.

Castellammare di Stabia, Villa San Marco, peristilio con decorazione a medaglioni.

La testimonianza di Vitruvio è particolarmente importante. Infatti, se si osservano con attenzione le scene dipinte sui medaglioni di Villa San Marco, ci si accorge che la mole di dettagli rappresentati – dagli elementi naturali alle strutture architettoniche – è tale che sarebbe pressoché impossibile pensare a un paesaggio “mentale” puro e semplice, frutto di immaginazione.

Quello che si vede in questi tondi dipinti spazia dai profili di montagne e sporgenze rocciose a strutture portuali per arrivare a costruzioni complesse – templi, edifici e imponenti ville marittime – costruite su vere e proprie lingue di roccia e sabbia.

Il dato iconografico dei medaglioni unito poi a quello geologico, relativo a una serie di saggi condotti a inizio degli anni 2000 (Giolinda Irollo, L’evoluzione olocenica della fascia costiera tra Neapolis e Stabiae (Campania) sulla base dei dati geoligici e archeologici, Tesi di dottorato presso l’Ateneo Federico II di Napoli, Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, Dottorato di Ricerca in Scienze della Terra, XVIII ciclo, Napoli, 2005.), in vista del raddoppio del binario ferroviario della Circumvesuviana, hanno dimostrato che la linea di costa era attestata in epoca romana alla base della collina di Varano, nella zona compresa tra viale Europa e Grotta San Biagio e fino in località Pioppaino.

Gli studi furono limitati solo alla linea ferroviaria, in quanto non erano disponibili saggi geologici in direzione Ponte San Marco e Rione Cicerone. L’estensione dei saggi verso l’entroterra servirebbe ad avvalorare l’esistenza della laguna.

Ma proprio tra il 2009 e 2011, nel corso dei lavori di raddoppio della suddetta ferrovia, venne ritrovata una domus in località Ponte San Benedetto (Periferia nord di Castellammare di Stabia).

Lo studio della domus venne effettuato dalla dott.ssa Giovanna Bonifacio, Direttrice degli scavi di Stabiae.

Castellamare Stabia. Ponte San Benedetto, veduta dell’area di scavo da Est.

Il suo articolo venne pubblicato sul sito della “Direzione Generale dell’Archeologia di Roma”, nel quale è riportato:

L’esplorazione condotta in loc. Ponte San Benedetto, a seguito dei lavori di raddoppio della linea Circumvesuviana, ha rivelato l’esistenza di un complesso, articolato in più ambienti, pertinente ad un impianto artigianale/abitativo posizionato in corrispondenza di una barra sabbioso/ghiaiosa, piccolo alto topografico isolato tra due paleoalvei del sistema di foce dell’antico fiume Sarno”.

Questa scoperta potrebbe costituire una prova dell’esistenza di complessi lungo la costa o su piccoli isolotti sabbiosi o rocciosi.

È evidente che se consideriamo il letto del fiume nel periodo borbonico, stando alle mappe del tempo, la struttura scoperta a Ponte San Benedetto andrebbe collocata all’interno della foce a delta del fiume Sarno, mentre la presenza di dune tipiche di un paesaggio lagunare in epoca romana sarebbe la dimostrazione evidente della presenza di numerose ville lungo il litorale.

Un’evidenza quest’ultima che sembra integrare in maniera coerente ciò che vediamo raffigurato nei medaglioni di villa San Marco. Ovvero, strutture architettoniche ricavate su lingue di roccia e sabbia, proprio come in una laguna. Mentre alle spalle di esse corrono banchine, torri e merlature riconducibili con buona probabilità ai moli del porto di Stabiae.

Utile a questo punto richiamare ancora una volta le parole di Vitruvio (De Architectura, V, 12) in merito alla costruzione dei porti:

Tutt’attorno vanno costruiti porticati o arsenali con gli accessi agli empori e innalzate dall’uno e dall’altra parte del molo di ingresso delle torri da cui poter tendere per mezzo di argani le catene“.

Sembra ragionevole pensare che l’ubicazione del porto di Stabiae, e della sua laguna retrostante, sia da collocare nel punto più profondo e riparato del golfo di Napoli, avvalorando una tesi che fino ad oggi poggiava solo sull’autorevolezza delle fonti letterarie.

I medaglioni di Villa San Marco, dunque, sembrano configurarsi come accurate citazioni del paesaggio antico.

Un paesaggio nato dalla combinazione tra elemento naturale e componente antropica e di cui testimonianza sono le costruzioni sorte a ridosso dello scalo portuale.

Edifici di culto, ville marittime con peschiere annesse, collegate tra loro per mezzo di pontili e punti di passaggio naturali.

Castellammare di Stabia, medaglione villa San Marco, peristilio 20.
Castellammare di Stabia, medaglione villa San Marco, peristilio 20.

In tale contesto, è opportuno ora citare alcuni medaglioni che se da un lato sembrano confermare l’elemento realistico di queste pitture, dall’altro paiono offrire spunti significativi sull’esistenza di alcuni culti diffusi lungo il litorale stabiano in epoca romana.

Nel tondo riportato sopra si vede in primo piano un tempio tetrastilo, o più in generale un edificio di culto, elevato su uno spuntone di roccia. Sullo sfondo, una doppia cortina di moli con quella più esterna che presenta un arco a tutto sesto, a rappresentare idealmente il punto di accesso delle navi.

La medesima scena, inoltre, si trova su altri medaglioni. Il soggetto è sempre lo stesso, il tempio tetrastilo, anche se mutano alcuni dettagli, attribuibili a mani e stili diversi. Il tempio viene dipinto da visuali diverse, con l’osservatore probabilmente posizionato con le spalle al Ponte San Marco e lo sguardo rivolto al mare aperto.

Inoltre, a maggior supporto, il tempio è rappresentato anche negli affreschi custoditi al Museo Nazionale di Napoli, contrassegnati con il n. 9421 e 9424.

Nella foto sottostante lo stesso edificio di culto non presenta le due colonne centrali, mentre nella seconda compaiono altre strutture.

medaglione peristilio 20 villa San Marco.
medaglione peristilio 20 villa San Marco.

Quest’ultimo medaglione merita un’attenzione particolare. Perché oltre all’edificio di culto in evidenza, ritratto da un’angolazione differente, e alle strutture portuali sullo sfondo, si vede quello che sembra essere l’abbozzo di una banchina o, per meglio dire, di un collegamento, forse un pontile, che doveva collegare il tempietto a un’altra zona della laguna.

Un simile sistema di collegamento si trova poi in un altro tondo, sempre dal peristilio di villa san Marco, dove compare stavolta un edificio di pianta circolare.

medaglione con edificio a pianta circolare, peristilio 20 villa san Marco.

Occorre precisare che questa scena si trova rappresentata a poca distanza dai tondi finora menzionati, a sottolinearne la coerenza iconografica e in qualche modo spaziale. Ciò sembrerebbe confermato dalla presenza delle stesse strutture di collegamento tra il medaglione con edificio circolare e l’ultimo preso in esame.

Se questa “aderenza” tra i due medaglioni dovesse essere valida, ci troveremmo di fronte alla rappresentazione di due edifici di culto strettamente legati al porto di Stabiae e alle sue attività commerciali.

Gli edifici presenti sui tondi stabiani – uno tetrastilo e l’altro a pianta circolare – inseriti perfettamente in uno scenario marittimo-portuale, presumibilmente a poca distanza uno dall’altro, consentono di istituire un utile confronto con il portus tiberinus a Roma.

Lungo la riva del fiume Tevere, infatti, separati dal solo passaggio della cloaca maxima, si trovavano a meno di 60 metri due edifici di culto.

Uno, tetrastilo, del tutto somigliante a quello di Stabiae, dedicato al dio Portunus, protettore dei porti e delle attività mercantili.

Roma, tempio del dio Portunus.

L’altro, periptero a 20 colonne, innalzato in onore di Ercole Olivarius, protettore dei commercianti d’olio, ed erroneamente attribuito alla dea Vesta.

Roma, tempio di Ercole Olivarius (o Ercole Vincitore).

Se questo accostamento dovesse rivelarsi fondato, i medaglioni di villa San Marco oltre a restituirci i lineamenti di un paesaggio reale – dominato da isolotti lagunari e da ville marittime – fornirebbero anche precise indicazioni circa l’esistenza di due culti intimamente legati alle funzioni del porto stabiano.

Quello di Portunus, protettore dei porti, e di Ercole Olivarius, nume tutelare degli olearii, mercanti di quell’olio che figurava tra i beni prodotti dalle decine di ville rustiche presenti nell’entroterra dell’ager stabinanus.

 

6 COMMENTI

  1. Il porto di Stabiae come il porto di Traiano a Roma. Idea che darebbe un senso ancor più compiuto dell’importanza e della potenza strategica della cittadina campana. Dobbiamo attendere che qualche scavo, voluto o accidentale, riporti alla luce dei manufatti che confermino, una volta per tutte, la presenza dei due siti di culto, giusto?

    • buongiorno Riccardo,

      riguardo i culti di Portunus ed Ercole Olivarius, questi si possono solo ipotizzare alla luce delle pitture a paesaggio provenienti dal portico di Villa San Marco. Si tratta di dipinti, questo è bene ribardirlo, non immaginari, com’è stato ritenuto fino ad oggi. Ma di citazioni realistiche del paesaggio, nelle quali il pittore ha inserito il proprio punto di vista sulla realtà. Questo aspetto unito ai saggi geologici che ho citato nell’articolo confermano che le raffigurazioni dei dipinti potrebbero appartenere a un paesaggio reale. Un paesaggio molto eterogeneo fatto di lagune, isolotti, porto e anche di edifici di culto come quelli di cui parlo nell’articolo.
      Un abbraccio,
      Angelo

  2. Faccio una riflessione:Poichè gli etruschi edificavano i loro edifici sacri di forma inizialmente circolari,proiezione dell’orbis sul terreno,e successivamente i romani li eressero di forma quadrata o rettangolare,è possibile che nei due edifici sacri si siano conservate memorie di religiosità precedente,ancòra professata con l’occupazione romana prima del 79 d.C.?

    • buongiorno Bernardo,
      che a Stabiae la presenza etrusca fosse radicata è un dato certo, confermato dall’archeologia grazie ai ritrovamenti avvenuti nella necropoli di via Madonna delle Grazie, attestanti l’esistenza di una città arcaica sviluppatasi a stretto contatto con l’influenza greco-etrusca. La sua ipotesi è di certo percorribile. Ma nel caso di Stabiae siamo troppo avanti con la datazione e i due edifici di culto, la loro forma e dimensione, e soprattutto la stretta connessione con l’area lagunare e portuale farebbero propendere per un accostamento con Roma e l’area del portus tiberinus dove, non a casa, abbiamo una disposizione degli edifici sacri simile a quella raffigurata nei medaglioni di Villa San Marco a Stabiae.
      Un saluto,
      AM

  3. Sulla scorta delle poche notizie in nostro possesso, dalle ipotesi basate sui recenti studi e dalle rovine dei templi, sono già tante le divinità venerate a Stabiae.
    Proviamo a riepilogare:
    Il culto di Atena a Privati;
    Il culto di Diana a Pozzano;
    Il culto di Ercole Olivarius e Portunus;
    Il culto di Hermes Criophoros;
    Il culto del Genius Stabianus;
    Il culto di Plutone;
    Quanti ancora potrebbero essere aggiunti con nuovi scavi?
    Questo dovrebbe dare un’idea della grandezza di Stabiae.

  4. Nei medaglioni di villa San Marco, tra i tanti dettagli, spiccano le architetture dei tetti, di marcata origine greca. Gli autori, in così poco spazio, sono riusciti a rappresentare anche le maschere posizionate lungo la linea di gronda dei templi. Anche questi dettagli pittorici sono la testimonianza della grande qualità della pittura stabiana.

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