L’antico ager stabianus: topografia e occupazione in età romana

L'ager stabianus, in epoca romana, abbracciava alcune delle città romane più importanti del suo impero. Nuceria Alfaterna e Pompei, oltre ad insediamenti eleganti come quello di Stabiae con le sue ricchissime ville. Un territorio che ha restituito testimonianze archeologiche di primissimo piano, che ne fanno uno dei comparti culturali più importanti della nostra penisola.

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Tabula Peuntingeriana, rappresentazione dell'ager stabianus tra Nuceria Alfaterna e Stabia.
Tabula Peuntingeriana, rappresentazione dell'ager stabianus tra Nuceria Alfaterna e Stabia.
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L’ager stabianus si sviluppa nella parte più meridionale della piana campana ed è compreso nei territori dei comuni di Castellammare di Stabia, Gragnano, Lettere, Sant’Antonio Abate, Santa Maria La Carità.

È delimitato a nord dal corso antico del fiume Sarno, che costituiva in antichità il confine con l’ager pompeianus, e dall’isolotto di Rovigliano chiamato da Plinio il Vecchio Petra Herculis; a sud-est dagli ultimi contrafforti dei Monti Lattari, alla base dei quali correva la strada per Nuceria Alfaterna; a ovest dal promontorio di Pozzano e dall’antico litorale.

Dopo le alterne vicende di età tardo repubblicana, che videro il territorio dell’agro prima raso al suolo da Silla e poi riconvertito in una residenzialità di alto livello, di cui testimonianza sono le splendide ville d’otium costruite dall’aristocrazia patrizia sul pianoro di Varano, l’insediamento di Stabiae conosce con l’eruzione del 79 d.C. un’importante cesura.

Tuttavia, una rapida ripresa dell’area, già pochi decenni dopo l’evento eruttivo, è attestata nelle fonti antiche: in particolare Stazio, sul finire del I sec. d.C., Galeno e in autori di epoca tardo antica, quali Simmaco, Cassiodoro e Procopio.

La rinascita di Stabiae, oltre che nelle fonti letterarie, trova però ulteriori riscontri nel ricco dato archeologico, costituito da reperti rinvenuti in località Pioppaino, nella periferia tra Castellammare e Pompei, e dal riesame di un gruppo di iscrizioni che attestano l’esistenza a Stabiae, per un arco cronologico che oscilla dal 52 d.C. al IV sec. d.C., di un distaccamento permanente (statio) della flotta imperiale di stanza a Misenum. 

La testimonianza più evidente di un tessuto abitativo per il II sec. d.C. a Stabiae e in generale della ripresa in tutto l’agro stabiano è rappresentata invece dal ripristino della viabilità compresa tra Napoli, l’entroterra nocerino e Sorrento, circa un quarantennio dopo l’eruzione.

La riattivazione della rete stradale costiera sembra concentrarsi, in maniera intensiva, sotto l’imperatore Adriano. Al suo regno infatti risalgono due cippi miliari rinvenuti rispettivamente a Castellammare di Stabia e ad Angri.

Il primo fu scoperto nel 1878 durante lavori di scavo sotto la Cattedrale di San Catello, nel cuore del centro storico di Castellammare.

Miliario da Stabia, custodito presso il Museo Diocesano, Castellammare di Stabia.
Miliario da Stabia, custodito presso il Museo Diocesano, Castellammare di Stabia.

Il secondo, simile nel testo al miliarium stabiano, venne scoperto ad Angri, in provincia di Salerno, nel 1950 all’incrocio tra la strada provinciale che da Nocera Inferiore conduce a Castellammare di Stabia e la via comunale Murelle. L’indicazione in entrambi i cippi della quinta tribunicia potestas dell’imperatore Adriano data le epigrafi tra il 10 dicembre del 120 e il 9 dicembre del 121 d.C.

Cippo miliario ritrovato ad Angri, conservato presso il Museo dell'Agro Nocerino-Sarnese, Nocera Inferiore.
Cippo miliario ritrovato ad Angri, conservato presso il Museo dell’Agro Nocerino-Sarnese, Nocera Inferiore.

 Di seguito, il testo presente sui cippi: 

IMP(erator) CAESAR
DIVI TRAIANI
PARTHICI F(ilius)
DIVI NERVAE N(epos)
TRAIANUS
HADRIANUS
AUG(ustus), PONT(ifex) MA[X(imus)], TR(ibunicia)
POT(estate) V, CO(n)S(ul) III [fe]CIT

[Realizzato] dall’imperatore Cesare Augusto Traiano Adriano, figlio del divino Traiano Partico e nipote del divino Nerva, pontefice massimo e console per la terza volta, nell’anno della sua quinta potestà tribunizia.

Non solo l’eruzione del 79 d.C. ebbe a Stabiae conseguenze meno gravi rispetto a quelle disastrose registrate per le città limitrofe di Herculaneum e Pompeii, 

una serie di indicatori archeologici consentono di ipotizzare, insieme alla ripresa generale delle attività produttive in loco, anche l’esistenza di un nuovo centro urbano a Stabiae, concentratosi in tutta probabilità nel punto più profondo del golfo di Napoli, nei pressi della località Fontana Grande, a protezione dello scalo portuale.

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